Chiesa S.Maria della Consolazione

La chiesa di Santa Maria della Consolazione venne costruita verso la prima metà del XVII secolo nelle vicinanze dell’antica rocca ai piedi del Colle Carancino.
La facciata, molto semplice, non presenta gli elementi stilistici e architettonici del periodo in cui è stata costruita, fatta eccezione delle decorazioni in stile tardo barocco
della parte superiore, dove è racchiuso lo stemma della famiglia Bonanno a cui era appartenuto il feudo di Carancino.

Il nucleo abitato di Belvedere, difatti, sorge nel 1630 per volere di Giuseppe Bonanno, barone dì Carancino, allo scopo dl popolare il suo feudo.

La monotonia della facciata è interrotta, sopra, in corrispondenza della porta d’ingresso principale da una grande vetrata  policroma. La facciata rivela la copertura del tetto a capanna presentando, sulla linea di colmo, un puttino che regge una croce . Sempre sulla stessa linea della facciata principale si erge la torre dell’orologio. La facciata laterale della chiesa, che fiancheggia via Poggio del Carancino, presenta un portone secondario e poco distante da esso la torre del campanile con quattro campane di cui due datate 1 633. Questa piccola torre campanaria ripete le stesse decorazioni presenti nella facciata principale, e sulla chiave di volta della sua copertura lo stemma della famiglia Bonanno.

La chiesa al suo interno si presenta a navata unica a sviluppo longitudinale. Nello spazio absidale è posto un recente tavolo della consacrazione in marmo, mentre sul muro semicircolare di chiusura dell’abside poggia l’altare originario, sempre in marmo, che presenta nella parte inferiore un paliotto di marmo bianco raffigurante “L’ultima cena”, di cui non si conosce
l’autore. Nella parte superiore dell’altare maggiore, sopra il tabernacolo, vi è una grande nicchia dove era originariamente collocata la statua della Madonna a cui la chiesa è dedicata. Oggi velata e utilizzata per i giorni di festa della patrona Sant’Anna e di San Sebastiano compatrono. Ai lati della stessa altre due piccole nicchie, oggi chiuse, dove si presume erano poste due piccole statue, quella di San Giuseppe e dl Maria Bambina. Oggi l’abside si presenta con il Cristo inchiodato in croce e due tele presumibilmente risalenti al periodo in trattazione (1600). Sempre ai lati
dell’altare maggiore, dopo le nicchie, vi erano due affreschi uno dei quali raffigurava l’Annunciazione. Un grande arco decorato a pittura con motivi barocchi segna il passaggio dalla navata all’abside.

Sui lati dell’unica navata a destra e a sinistra vi erano altri due altari con relativi tabernacoli e in quello di destra, dove attualmente si trova la nicchia di Sant’Anna, si trovava sopra di esso, la statua dell’Addolorata e, sotto di esso. un sarcofago di vetro dove veniva deposto, durante il rito delle venerdì santo, Gesù Cristo schiodato dalla croce, effigie in cartapesta con arti mobili, presumibilmente del Settecento, posto attualmente sopra l’altare maggiore. Entrando, dove adesso si trova la nicchia di San Antonio da un lato, e l’acquasantiera dall’altro, vi era un soppalco in legno con un piccolo organo a canne e una porticina metteva in comunicazione la chiesa con la torre dell’orologio. Entrando sulla sinistra, una piccola rientranza delimita la zona battesimale con un piccolo fonte in pietra lavorata (oggi acquasantiera) e un affresco raffigurante San Giovanni, il precursore, che battezza Gesù nel Giordano. La navata unica presenta una volta a botte con lunette. La trabeazione che sottolinea tutto il perimetro della chiesa presenta cornici tipicamente barocche; al di sopra di esse in corrispondenza del secondo ordine delle cornici, sei grandi finestre illuminano la chiesa. I muri perimetrali interni sono scompartiti verticalmente da lesene.
La chiesa nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti tra cui uno particolarmente importante intorno agli anni settanta dopo il Concilio Vaticano II. A seguito di questo intervento l’altare maggiore venne appoggiato sulla parete dell’abside e in questo contesto venne murata una porta che conduce alla cripta. Dell’esistenza della cripta si hanno notizie certe; difatti il Liber defunctorum, 1674-1727 riporta che dal 23 agosto 1704 al 23 gennaio 1719 furono uccisi quattro abitanti di Belvedere e che gli stessi furono sepolti nella chiesa di Belvedere. Ed ancora nel libro dei
morti 1630-1674, dell’archivio parrocchiale di Belvedere, si trova il primo atto di morte, redatto il 27 febbraio 1630 dal curatore della chiesa parrocchiale di Belvedere Fra Agostino, dove si legge che la defunta venne sepolta nella Matrice et Parrocchiale subtitulo s.te Marie Consolationi nella terra di Belvedere.Dalla fine del seicento anche diversi membri della famiglia Bonanno vennero sepolti nella loro terra. Le salme di Vincenzo Bonanno Nava e Giuseppe Bonanno Mugnos furono trasportate da Siracusa e tumulate nelle chiese di Santa Maria della Consolazione.

Nel libro dei defunti della parrocchia di Belvedere si può  leggere: “Alli 6 di 10bre D. Vincenzo Bonanno olim principe di Linguagrossa e padrone di questa terra di Belvedere morse con avere ricevuto tutti li santi sacramenti in Siracusa e fu trasportato in questa terra di Bel.re su licenza dell’E.mo e Rev.mo Francesco Fortezza vescovo di Siracusa e fu sepolto da me il Benef. D. Francesco Pignatelli in questa Matrice Ecce.a di Bel.re presenti Mass.o Giuseppe Lamenza e Mass.o Antonio Siracusa”

 

Riposo durante la fuga in Egitto

 

Olio su tela

Autore ignoto

Dimensioni cm 130 x 80

Il tema descritto in questa tela potrebbe essere quello di una sosta durante la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, e potrebbe trovare la sua collocazione tra il genere paesaggistico, in quanto è questo l’elemento che prevale sul tema principale. Con l’aiuto della prospettiva aerea viene descritto uno spazio naturale aperto con fantasia e precisione di alcuni particolari: stile questo tipico del Barocco. La composizione è basata sul triangolo formato dalla figura di S. Giuseppe. dalla bisaccia e dal vertice posto in un non ben definito castello, ed altre costruzioni. Per il grado di luminosità dei diversi colori usati si è in presenza sicuramente di un’opera di scuola veneta. Difatti in essa luce e colore diventano un’unica cosa: tra le figure umane e la natura circostante si crea uno straordinario rapporto di continuità: L’atmosfera affettuosa domina il soggetto che risulta in stretto rapporto con l’ambiente.
Una osservazione attenta e ravvicinata evidenzia il linguaggio della pittura tonale che ricorda molto la scuola veneta del Giorgione. Per il soggetto trattato e la composizione l’opera sembrerebbe dipendere stilisticamente dalla scuola di Annibale Carracci. In basso un medaglione raffigurante Gesù “agnello sacrificale” chiude la composizione con a lato le figure dei due committenti.

 

Il viatico di Santa Lucia

Olio su tela

Autore ignoto

Dimensioni cm 110 x 80

Il tema trattato è un tema religioso del genere figurativo della fine del seicento o del settecento siciliano. La Santa inginocchiata, con accanto il soldato che sta per diventare il suo
carnefice, riceve il viatico dal vescovo con due chierichetti al seguito. In secondo piano sono raffigurati altri soldati e dei fedeli. Anche se la scena può apparire poco equilibrata per l’eccessivo affollamento dei personaggi, il discreto studio anatomico del soldato e la luce che descrive e sottolinea il dramma del momento, lascia pensare che l’arista abbia frequentato la scuola del
Minniti, amico siracusano del Caravaggio: e ciò costituirebbe il pregio di questa tela. Lo stile della scuola Caravaggesca si intravede nel dialogo del vescovo con la Vergine martire. giocato tutto nella concentrazione della luce sui personaggi protagonisti. Sembrerebbe infine, dalla collocazione sulla tela dei personaggi, che il quadro sia stato preceduto da un attento studio preparatorio e che l’artista abbia volutamente collocato i pagani in una zona nettamente distinta da quella dei cristiani con al centro la martire. Il suo sacrificio vorrebbe essere presagio della conversione del paganesimo alla cristianità.

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